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sabato 8 febbraio 2014

Renzi vuole un Pd militante: casa per casa a cercare voti. Il "rottamatore" a Cagliari per sostenere Pigliaru nella corsa alla presidenza regionale. Scuola e lavoro le priorità per la Sardegna. Attacchi a Cappellacci e Murgia


Renzi a Cagliari [Fonte: www.sardegnaoggi.it]
Collegialità e senso di appartenenza ad una comunità, ma anche responsabilità individuale nel mettersi in gioco in prima persona per ottenere cose concrete. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio che il segretario nazionale del Pd Matteo Renzi ha voluto lanciare questo pomeriggio dalla Fiera di Cagliari agli elettori del suo partito. Il “rottamatore” è stato protagonista di un intervento di circa trenta minuti a sostegno della campagna elettorale di Francesco Pigliaru, candidato presidente del centrosinistra alle elezioni regionali del prossimo 16 febbraio. I due sono arrivati sul palco preceduti dalle note di alcune canzoni dei Beach Boys (tra cui un’allusiva “Good Vibrations”), e sono stati presentati alla platea dal senatore e segretario regionale del Pd Silvio Lai. Renzi ha pienamente sposato la tesi, esposta pochi minuti prima da Pigliaru, secondo cui la scuola deve essere il primo settore da cui ripartire per uscire dalla crisi. E questo sia a livello educativo e formativo (“saremo un Paese civile quando si troverà lavoro perché si conosce qualcosa e non qualcuno”), sia sul piano edilizio. Mettere in sicurezza gli edifici scolastici, secondo il leader del Pd, è una priorità regionale e nazionale da attuare anche a costo di sforare dai patti di stabilità. “Dobbiamo andare in Europa – afferma il sindaco di Firenze – sapendo di dover mettere a posto i nostri bilanci” ma anche sostenendo con fermezza che “la stabilità dei burocrati di Bruxelles non vale la stabilità dei tetti delle scuole dei nostri figli”. Altra emergenza per la Sardegna è il lavoro, tema sul quale Renzi ha attaccato ironicamente l’attuale Governatore Ugo Cappellacci: “ha detto che mi rullerà come ha già rullato Veltroni, ma finora ha rullato voi sardi, perché aveva promesso 100mila posti di lavoro, ed effettivamente ci è andato vicino, perché la cifra è 80mila, ma in meno! ”. Occupazione diminuita anche nel settore turistico, sottolinea il segretario, perché oggi “venire nell’Isola costa di più rispetto ad altre zone europee concorrenti”. Attualmente, secondo Renzi, “la Sardegna è come un’auto in sosta con le quattro frecce inserite”. Sta agli elettori decidere che, con Pigliaru presidente, questa terra “possa togliere le quattro frecce e ripartire”. Ma perché Pigliaru possa vincere le elezioni, sottolinea Renzi, è necessario che il popolo isolano del Pd lo sostenga “ri-innamorandosi della politica”, e smettendola “con la rassegnazione e con l’idea che le colpe siano sempre degli altri”. Al contrario, è necessario “mettersi in gioco in prima persona, coinvolgendo le persone casa per casa, facendo uno sforzo di civiltà nell’andare a chiedere il voto anche a chi finora votava centrodestra”. Perché “in un Paese civile – prosegue Renzi riferendosi alle sue recenti aperture al dialogo nei confronti di Berlusconi – le regole del gioco si scrivono insieme”. E a proposito di dialogo, insiste il segretario, “è sicuramente bello comunicare via mail, Facebook o Twitter”, ma è ancora più bello “parlare con le persone guardandole negli occhi”. E questo, afferma il “rottamatore” strizzando l’occhio al suo pubblico, è ancora più vero “per voi Sardi, che avete dei valori umani e culturali ancor più profondi del vostro fantastico mare”. Ma Renzi insiste soprattutto sulla sua visione comunitaria di un Pd in cui “è vero che ci sono ancora molti limiti e spesso si  litiga troppo”, ma che proprio per questo dimostra di non essere espressione “solo di un leader che decide da solo”. Anzi, secondo il primo cittadino fiorentino (che ha voluto salutare anche il suo compagno di partito e sindaco di Cagliari Massimo Zedda) l’anima del partito è costituita “dalle tante persone intelligenti come FrancescaBarracciu, capaci anche di fare un passo indietro per il bene comune”. La Barracciu era stata indicata inizialmente attraverso le primarie come candidata alla presidenza della Regione, ma in seguito al suo coinvolgimento nell’inchiesta sull’uso improprio dei finanziamenti pubblici ai gruppi consiliari era stata poi sostituita da Pigliaru (pare anche dietro pressioni dello stesso Renzi). Nel corso del suo monologo il leader del Pd ha anche evidenziato come il suo partito sia, a suo parere, l’unica “vera sinistra che è anche concretezza”, in contrapposizione non solo “ad una destra che ci ha già fatto vedere cosa non sa fare”, ma anche “ad una sinistra come quella di Michela Murgia, in cui c’è solo idealità”. La candidata presidente della coalizione Sardegna Possibile, afferma Renzi, “è una scrittrice che amo e che avrà ancora più tempo per scrivere perché non vincerà”. “E siccome la Murgia non ha alcuna possibilità di vittoria – prosegue il segretario – un voto dato a lei è in definitiva un voto regalato alla destra”. E soprattutto “votare per la Murgia mette a posto  la coscienza – è l’ammonimento – ma votare per Pigliaru mette a posto la Sardegna”. Il “rottamatore” ha chiuso il suo intervento rimarcando ancora una volta che il futuro degli elettori sardi del Pd “non dipende da un signore venuto da fuori a dire cose strane”, ma dipende da loro stessi. Dopo un augurio di in bocca al lupo a Cagliari e alla Sardegna, Renzi ha abbandonato il palco e si è unito ai suoi sostenitori, mentre dagli altoparlanti risuonava una non casuale “Don’t stop me now” dei Queen. (Fredi Mereu)


giovedì 6 febbraio 2014

Un sussulto di dignità. Grasso: "Il Senato si costituirà parte civile al processo sulla compravendita dei senatori"

Un sussulto di dignità istituzionale. Forse. Si spera. Lo ha manifestato ieri il presidente del Senato, Pietro Grasso. L’ex procuratore nazionale antimafia ha deciso, nonostante il parere contrario del suo Ufficio di presidenza (10 voti a 8), che il Senato si costituirà parte civile al processo sulla presunta compravendita di senatori. In questo procedimento giudiziario, che si svolgerà presso il Tribunale di Napoli, è imputato anche Silvio Berlusconi. Nel 2006, il Cavaliere avrebbe “comprato” con tre milioni di euro il senatore Idv Sergio De Gregorio affinché questi passasse al centrodestra, facendo così mancare numeri a sostegno del Governo Prodi allora in carica. Secondo i magistrati, questi fatti sarebbero avvenuti all’interno del Senato o, comunque, sarebbero relativi alla dignità di questa Istituzione. Ecco perché, secondo Grasso, vi è “un ineludibile obbligo morale” da parte del Senato di partecipare all’accertamento della verità, in base alle regole processuali e seguendo il naturale andamento del dibattito. Un dibattito che, va detto ad onor del vero e per stemperare eccessive aspettative, verosimilmente non arriverà mai al suo pieno compimento: la prescrizione per Berlusconi scatterà nell’ottobre del 2015.  Al di la di questo, bisogna precisare subito che la decisione di Grasso, a termine di regolamento, è ineccepibile: sentiti i pareri degli organi competenti, il presidente dell’Assemblea ha facoltà di decidere autonomamente. E in un Paese normale una decisione del genere non avrebbe niente di straordinario, se si considera la gravità dei fatti che saranno oggetto del processo partenopeo. Ma l’Italia non è un Paese normale. E l’imputato Berlusconi non è un cittadino come gli altri. Mai. Nel corso degli ultimi 20 anni abbiamo assistito ad una scandalosa escalation di norme ad hoc, leggi ad personam e ad aziendam, approvate quasi sempre anche con il concorso di quelle forze politiche (Pd in testa) che avrebbero dovuto opporsi allo sfascio normativo, istituzionale e morale. E invece lo hanno appoggiato, traendone a propria volta vantaggi diretti e indiretti. Non è questa la sede per ripercorrere queste vicende. Ma è indubbio che questi inciuci hanno finito per diventare una triste abitudine. Un qualcosa di irrinunciabile. Tanto è vero che, proprio quando il Cavaliere era stato finalmente dichiarato decaduto dalla carica di Senatore in seguito a condanna definitiva per frode fiscale, ci ha pensato subito il neo segretario Pd Matteo Renzi a riabilitarlo politicamente. E a sottoscrivere con lui, al di fuori degli appropriati contesti istituzionali, un quantomeno inopportuno accordo sulla nuova legge elettorale da sottoporre poi al Parlamento. Una bozza di legge elettorale calibrata essenzialmente sulle esigenze di Berlusconi (che recenti sondaggi danno in forte risalita), e che cambia ben poco rispetto al famigerato Porcellum, dichiarato finalmente illegittimo dalla Corte Costituzionale dopo “soli” 7 anni. Insomma, tutto questo non fa altro che dimostrare per l’ennesima volta che, in qualche modo, Berlusconi deve sempre essere il manovratore della vita politica del Paese: anche quando esce dalla porta, poi deve rientrare perlomeno dalla finestra. Ovviamente, con la massima legittimazione politica possibile. E ogni tentativo, ancorché minimo e perfettamente legittimo, di mettere in dubbio questo stato di cose, solleva immancabilmente un polverone. Ed è ben triste che qualunque dibattito sul merito delle singole questioni politiche e giudiziarie, venga subito radicalizzato, personalizzato e svilito dai politicanti di professione, fino a ridurlo unicamente ad un “pro o contro Silvio”. Infatti, tornando alla decisione di Grasso di costituire il Senato parte lesa al processo sulla compravendita dei senatori, si è scatenata subito la reazione scandalizzata dei berluscones. La senatrice forzista Maria Elisabetta Alberti Casellati chiede senza mezzi termini le dimissioni di Grasso, reo di aver “stracciato tutte le regole, le norme, la dignità del Senato” e di aver “dismesso il ruolo istituzionale per assumere un ruolo politico contra personam”. Come volevasi dimostrare. Ancor più banale Mara Carfagna (FI), che accusa il presidente del Senato di aver attuato “l’ennesima forzatura per portare avanti una persecuzione nei confronti Silvio Berlusconi”. Non poteva esimersi dal commentare anche colui che del Senato è vicepresidente, ovvero Maurizio Gasparri (FI): “decisione gravissima, vergognosa, lesiva di regole istituzionali e rapporti politici e personali”, che “non potrà restare priva di conseguenze”, e sulla quale richiama “l’attenzione del presidente della Repubblica”. Ci sarebbe piaciuto che Gasparri avesse manifestato lo stesso sacro sdegno almeno per qualcuna delle numerosissime leggi porcata approvate negli ultimi 20 anni a favore del suo leader, magari a cominciare da quella stessa legge Gasparri che avrebbe dovuto riordinare il sistema radio televisivo. Ma ad attaccare Grasso non sono soltanto i fedelissimi di Berlusconi. Anzi, su questo tema si ricompattano nostalgici ex alleati (che presto lo saranno ancora per esigenze elettorali) come Fabrizio Cicchitto (Ncd): “Grasso? Ho paura che sia uno degli ultimi regali che una persona assai simpatica come Bersani ci ha fatto...”.Se ne è fregato dell’Ufficio di presidenza, prendendo una decisione che arriva in un momento politico delicatissimo e complica ulteriormente le cose”. E non manca ovviamente il figliol prodigo Pierferdinando Casini (UDC), tornato proprio in questi giorni all’ovile di Silvio dopo aver fiutato i venti di poltrona portati alle sue narici dalla nuova bozza di legge elettorale. Casini usa toni più morbidi, ma precisa che “è grave spaccare il Senato o l’organo di presidenza su un giudizio di carattere morale espresso dal Presidente. Spero che oggi in apertura di seduta voglia dare spiegazioni”. E ancora: “E’ una decisione insindacabile ma non indiscutibile. Quando si coinvolge il Consiglio di presidenza e si chiede un parere, “gentlemen’s agreement” vuole che al parere ci si rifaccia. E’ il parere del Senato”. Esplicitamente contrari alla decisione del presidente del Senato, pur con sfumature diverse, anche Lega Nord, Scelta Civica, Gal e Per l’Italia. Massimo sostegno a Grasso, invece, dagli esponenti del Movimento Cinque Stelle: attraverso il capogruppo Maurizio Santangelo, premettono che “tutto il gruppo è favorevole” alla decisione di Grasso. E notano che “finalmente l’istituzione del Senato restituisce dignità ai senatori ed ai cittadini che sono all’esterno. A difesa di Grasso si levano anche alcune voci dal PD: in una dichiarazione congiunta, i senatori Valeria Fedeli, Rosa Maria Di Giorgi, Angelica Saggese, Silvana Amati, Luciano Pizzetti affermano che “la compravendita dei senatori è un fatto molto grave che ha umiliato il Senato e la nostra democrazia”, e che “il presidente Grasso ha compiuto un atto dovuto”. Anche il loro capogruppo Pierluigi Zanda, ritiene che Grasso non abbia fatto altro che esercitare un “dovere istituzionale regolarmente previsto”. (Fredi Mereu)

Il presidente del Senato Pietro Grasso [Fonte: it.wikipedia.org]